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Come ho conosciuto i Dissòi Lògoi? Sarà stato il 1996: ero un famelico lettore di “Avvenimenti” – rivista che rimpiango e che spesso allegava ottimi cd – e l’uscita della settimana era una raccolta di gruppi del festival di musica etnica di Tarquinia. Galeotto fu il titolo: “Notturno Etrusco”. Ricordo ancora la profonda suggestione di “Amptruabat/Redamptruabat”, l’avventuroso excursus dei Dissòi Lògoi, tra i momenti più alti di un album che ospitava anche personalità intriganti come Alesini e Schiavoni.

Passaggi di tempo, di esperienze, di luci e ombre, da notturno a notturno. Lustri dopo ritrovo i Dissòi Lògoi nuovamente alle prese con la notte: “Nyx” è il nuovo disco, come sempre ricco, gravido, denso di rimandi, risonanze, agganci e intrecci tra musica ed esoterismo, note e cultura “altra”. Uno zodiaco in copertina, un gioco di contrasti tra macrocosmo e microcosmo, tra figli benigni e maligni di Nyx, tra strumenti elettrici ed acustici, contemporanei e antichi, in una ruota cangiante e magnetica. Che Parravicini e Morelli siano musicisti che meditano e ragionano sulla propria scrittura è fatto noto, ma che il caso abbia giocato un ruolo importante è cosa sorprendente: come il Calvino del “Castello dei destini incrociati”, in uno slancio di composizione aleatoria i Dissòi Lògoi hanno scelto i titoli dei 12 brani lasciandosi andare al fascino della letteratura, estraendo dal cappello magico Vonnegut e Omero, San Giovanni e Gao Xingjian.

Se gli amanti del prog di derivazione crimsoniana godranno al respiro da piccola orchestra rock alla Isildurs Bane (“Grottesco tutto il baraccone”, “E’ una sorpresa continuare a respirare” e “L’approdo”), la fisionomia da “trasfigurazione world” resta intatta in “Il settimo angelo” e “Madre Notte”. Insomma tutto concorre a rendere “Nyx” un album ampio e stratificato, che rilegge in chiave “post” elementi jazz, rock, world e cameristici, sfuggendo volentieri alla classificazione tralatizia in generi per collocarsi laddove sono impossibili le collocazioni.

Elettroacustico, etno-futuribile, colto senza prosopopea e popular senza ammiccamenti, Dissòi Lògoi si conferma ensemble peculiare e “sensato”, con una direzione forte. E “Nyx” un’opera aperta e meditativa, che affida al commiato coltraniano di “Odisseo” un filo di continuità.

 

http://www.dissoilogoi.com

 

D.Z.